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Safeguarding nello sport: la giurisprudenza sportiva chiarisce le responsabilità dei dirigenti

  • 6 mar
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 10 mar

Negli ultimi mesi la giurisprudenza sportiva ha iniziato a delineare con sempre maggiore chiarezza il perimetro delle responsabilità in materia di safeguarding all’interno delle società sportive.


(QUI trovi la rassegna completa della più recente giurisprudenza sportiva in materia, predisposta dagli avvocati Bastianon e Colucci).


Le decisioni degli organi di giustizia federale dimostrano che la tutela dei minori e la prevenzione di abusi, violenze e discriminazioni non rappresentano più un semplice adempimento formale imposto dalla legge, ma costituiscono un vero e proprio obbligo organizzativo e di vigilanza in capo alle società sportive e ai loro amministratori.


Le pronunce più recenti evidenziano un principio sempre più netto: quando il sistema di tutela non funziona, la responsabilità non riguarda soltanto l’autore materiale dell’abuso, ma può estendersi anche ai dirigenti della società e al Safeguarding Officer.


In altre parole: il safeguarding non è un documento da archiviare in segreteria, ma un sistema di prevenzione che deve effettivamente funzionare.


La “posizione di garanzia” dei dirigenti sportivi

Uno dei passaggi più significativi emerge dalla decisione della Corte Federale d’Appello FIGC n. 0088/2025-2026, relativa a un grave caso di abusi psicologici e linguaggio umiliante nei confronti di atlete minorenni di un settore giovanile.


La Corte ha chiarito che presidente e responsabile safeguarding rivestono una vera e propria posizione di garanzia rispetto alla tutela dei giovani tesserati. Questo significa che essi hanno il dovere non solo di adottare formalmente i modelli organizzativi previsti dalla normativa, ma anche di vigilare concretamente e costantemente sul loro funzionamento.


Nel caso esaminato, l’allenatore aveva posto in essere comportamenti sistematicamente umilianti e intimidatori nei confronti delle atlete. Tuttavia, la Corte ha ritenuto responsabili anche il presidente della società e il Responsabile Safeguarding per mancato intervento nonostante i segnali di criticità.


(QUI trovi la Guida Pratica sull'attività del Responsabile Safeguarding, con la modulistica necessaria pronta all'uso)


Le sanzioni irrogate sono state significative:

  • squalifica pluriennale per l’allenatore;

  • inibizione di sei mesi per il presidente e per il responsabile safeguarding;

  • ammenda alla società sportiva.


La decisione chiarisce un principio fondamentale: l’adozione formale del modello organizzativo non basta se non è accompagnata da un’effettiva attività di vigilanza.


La responsabilità nasce anche dalla cattiva organizzazione

Un ulteriore aspetto che emerge dalla giurisprudenza riguarda le carenze organizzative delle società sportive.


In una decisione del 2026 della Corte Federale FIGC, relativa a un episodio avvenuto nello spogliatoio di una squadra giovanile, un calciatore minorenne aveva ripreso con il cellulare un compagno nudo diffondendo il video tra altri tesserati.


Pur non configurando tecnicamente un episodio di bullismo, la Corte ha ritenuto che la società e il presidente avessero una responsabilità per carenza di prevenzione.


Il presidente aveva adottato misure solo dopo l’accaduto, vietando l’uso dei telefoni negli spogliatoi. Tuttavia, secondo la Corte, la tutela dei minori impone un dovere organizzativo rafforzato, che richiede la predisposizione preventiva di regole e misure di controllo.


Questo passaggio giurisprudenziale è molto importante: la responsabilità dei dirigenti viene valutata anche sulla capacità della società di prevenire situazioni di rischio.



Bullismo tra atleti: quando risponde anche il presidente

Una delle decisioni più severe degli ultimi anni riguarda un caso di bullismo tra giovani calciatori. La Corte Federale FIGC ha accertato episodi ripetuti di insulti discriminatori e di umiliazione fisica ai danni di un compagno di squadra, avvenuti nel contesto dell’attività sportiva giovanile.


In quel caso la responsabilità non si è fermata agli autori materiali delle condotte. Il presidente della società è stato, infatti, ritenuto responsabile per omessa adozione di misure preventive e per mancata vigilanza, con una sanzione particolarmente pesante: un anno e quattro mesi di squalifica, oltre a un’ammenda alla società.


La decisione conferma che la tutela del benessere psicologico dei giovani atleti è oggi considerata un valore primario dell’ordinamento sportivo.


Il Safeguarding Officer non può essere una nomina “di facciata”

Le pronunce più recenti chiariscono anche un altro punto fondamentale: la figura del Safeguarding Officer non può essere puramente formale.


Gli organi di giustizia sportiva stanno progressivamente affermando che tale ruolo comporta obblighi concreti di:

  • prevenzione delle situazioni di rischio;

  • monitoraggio delle dinamiche interne alla società;

  • attivazione tempestiva delle procedure di segnalazione;

  • collaborazione con gli organi federali.


In alcuni procedimenti sono state irrogate sanzioni disciplinari anche per omessa collaborazione, per mancato rispetto degli obblighi organizzativi previsti dalle norme federali e per la scelta di una persona inidonea a ricoprire il ruolo di Responsabile (c.d. "culpa in eligendo").


Questo significa che la scelta del Safeguarding Officer non può essere fatta per semplice formalità o per “riempire una casella”. Si tratta di una figura che deve possedere competenze, autonomia e reale capacità di intervento.


Il vero rischio per le società sportive

Molte associazioni e società sportive hanno affrontato il tema del safeguarding come un adempimento burocratico imposto dalla riforma dello sport. La giurisprudenza sportiva dimostra però che il rischio reale è un altro.


Quando emergono episodi di abuso, bullismo, discriminazione o comportamenti inappropriati nei confronti di minori, gli organi di giustizia sportiva valutano:

  • se la società aveva adottato modelli organizzativi adeguati;

  • se tali modelli venivano effettivamente applicati;

  • se il Safeguarding Officer svolgeva realmente le sue funzioni;

  • se i dirigenti hanno vigilato e intervenuto tempestivamente.


Quando queste condizioni non sono rispettate, le responsabilità possono arrivare fino ai vertici della società.


Safeguarding: non un obbligo burocratico, ma una scelta di responsabilità

Il sistema sportivo italiano sta attraversando una fase di profonda evoluzione. La tutela dei minori e delle persone vulnerabili nello sport è diventata un tema centrale non solo dal punto di vista etico, ma anche sotto il profilo giuridico e disciplinare.


Le società sportive sono chiamate a compiere un salto di qualità e un cambiamento culturale: non basta più adottare modelli organizzativi “di carta”, ma occorre costruire un sistema di prevenzione realmente efficace.


Questo significa investire in:

  • modelli organizzativi adeguati;

  • procedure operative chiare;

  • formazione dei dirigenti e degli allenatori;

  • scelta di Safeguarding Officer competenti e indipendenti.


Supporto professionale

Il tema del safeguarding non riguarda, pertanto, solo il rispetto delle norme, ma anche la responsabilità personale degli amministratori delle società sportive.


Per questo motivo è fondamentale affrontarlo con un approccio serio, competente e strutturato. Prevenire è meglio che curare.


Attraverso il servizio di consulenza e assistenza dedicato ("MY SAFEGUARDING") aiuto le associazioni e società sportive nelle seguenti attività:

  • redazione e revisione dei modelli organizzativi di safeguarding;

  • strutturazione di sistemi di prevenzione realmente efficaci;

  • supporto nella scelta e nella formazione del Safeguarding Officer;

  • gestione di situazioni critiche e segnalazioni disciplinari.


Un’organizzazione sportiva solida, regolare e sostenibile non nasce per caso: si costruisce attraverso regole chiare, responsabilità definite e una corretta cultura della prevenzione.



Margini Sports Law

Consulenza giuridico-sportiva per società e operatori dello sport



Per approfondire:





✅ I corsi formativi sul safeguarding a cui ho partecipato: PGS - SPORT e SALUTE - FISR - CSI


✅ Gli eventi sul safeguarding a cui ho partecipato come relatore: FUTURA FORNOVO MEDESANO - CSI PARMA - FONDAZIONE AIGA - TONICA PODCAST - CSI PARMA e BREAKING THE SILENCE - COMUNE DI GARBAGNATE MONASTERO - ADISP


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