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Safeguarding nello sport: la Commissione CONI-CNDCEC propone una riforma della disciplina

  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 6 min

A quasi due anni dall'entrata in vigore degli obblighi in materia di safeguarding, il dibattito non riguarda più se tali strumenti siano necessari, bensì come renderli realmente efficaci e sostenibili, soprattutto per il mondo dello sport dilettantistico.


In questa direzione si colloca l'importante Relazione conclusiva della Commissione Paritetica CONI – CNDCEC (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili), pubblicata nel giugno 2026, che raccoglie le criticità emerse nella prima fase applicativa della riforma e formula numerose proposte di modifica dei Principi fondamentali del CONI e dell'intero sistema di prevenzione.


Scarica il documento 👇


Si tratta, dunque, di un documento che merita particolare attenzione, perché fotografa le difficoltà incontrate da migliaia di ASD e SSD e individua una possibile direzione di sviluppo della disciplina.


Il problema di fondo: un modello uguale per realtà completamente diverse

La prima grande critica riguarda l'attuale impostazione normativa. Oggi gli obblighi di safeguarding sono sostanzialmente identici per (ad esempio) una piccola ASD con 40 tesserati, una SSD con centinaia di atleti, una federazione sportiva.


Secondo la Commissione questo approccio è poco sostenibile. Per questo viene proposta una differenziazione dei MOCAS (Modelli Organizzativi e di Controllo dell'Attività Sportiva) sulla base di numerosi parametri oggettivi e soggettivi, tra cui:

  • numero dei tesserati;

  • percentuale di minori;

  • ricavi;

  • tipologia di ente;

  • livello agonistico;

  • multidisciplinarietà;

  • struttura del personale;

  • valutazione del rischio effettivo;

  • proporzionalità degli strumenti di controllo e governance.


La logica è senz'altro condivisibile: L'obiettivo dichiarato non è diminuire la tutela, ma applicare il principio di proporzionalità, evitando che gli adempimenti si trasformino in un esercizio puramente burocratico, viste anche le responsabilità che sussistono in materia in capo ai dirigenti (Safeguarding nello sport: la giurisprudenza sportiva chiarisce le responsabilità dei dirigenti)


Un MOCAS "semplificato" per le piccole ASD

Uno dei problemi maggiormente evidenziati riguarda la difficoltà delle piccole associazioni nel predisporre modelli realmente personalizzati. Per questo la Commissione propone che il CONI elabori:

  • uno schema base semplificato destinato agli enti di minori dimensioni;

  • uno schema ordinario per gli enti medi;

  • un modello integrato MOCAS-231 per le realtà più strutturate.


Naturalmente il modello dovrebbe comunque essere adattato alle caratteristiche della singola società, ma costituirebbe una base molto più semplice rispetto alla situazione attuale.


Maggiore integrazione con il "Modello 231"

Uno degli aspetti più innovativi riguarda il rapporto tra il safeguarding e il D. Lgs. 231/2001, che disciplina la responsabilità amministrativo-penale delle persone giuridiche per reati commessi nel loro interesse o vantaggio.


La Commissione osserva che le logiche dei due sistemi sono molto simili:

  • analisi del rischio;

  • individuazione delle attività sensibili;

  • procedure di controllo;

  • vigilanza;

  • prevenzione.


Da qui la proposta di arrivare, almeno per gli enti più strutturati, ad un modello integrato, evitando duplicazioni documentali e rendendo più efficiente il sistema dei controlli interni.


Più chiarezza sul ruolo del Responsabile Safeguarding

Un'altra criticità molto sentita riguarda la sovrapposizione di competenze tra:

  • Responsabile safeguarding della ASD/SSD;

  • Responsabile delle politiche di safeguarding della Federazione o dell'EPS.

La Commissione propone di delimitare con precisione le rispettive funzioni. Al Responsabile della singola ASD/SSD verrebbero attribuiti, tra gli altri:

  • vigilanza sul MOCAS;

  • gestione delle segnalazioni;

  • aggiornamento delle procedure;

  • relazione periodica all'organo direttivo;

  • possibilità di effettuare verifiche interne;

  • coordinamento con il Responsabile federale.


(QUI trovi la Guida Pratica sull'attività del Responsabile Safeguarding, con la modulistica necessaria pronta all'uso)


Per quanto riguarda, invece, i compiti del Responsabile delle politiche di safeguarding della FSN/DSA/EPS, la Commissione sottolinea che occorre fare riferimento all'art. 4, comma 3, del modello di Regolamento previsto dalla delibera n. 255/2023 della Giunta nazionale del CONI (attualmente facoltativi), con l'aggiunta di un'ulteriore funzione: quella di intervenire in caso di inerzia o conflitto di interesse del responsabile contro abusi, violenze e discriminazioni dell'ASD/SSD affiliata anche per quanto riguarda la procedura di segnalazione.


Una definizione più puntuale dei compiti potrebbe ridurre molte delle incertezze interpretative emerse negli ultimi due anni.


Arrivano i requisiti professionali?

Forse la proposta destinata a far discutere maggiormente riguarda i requisiti del Responsabile Safeguarding. La Commissione suggerisce infatti che possano ricoprire l'incarico, in via preferenziale:

  • avvocati esperti in diritto sportivo e compliance;

  • commercialisti esperti della materia;

  • psicologi con specifica formazione.


Per chi non possiede tali requisiti viene proposta una formazione certificata dal CONI, con aggiornamento periodico e la creazione di un Albo Nazionale dei Responsabili Safeguarding.


Una proposta che, se attuata, comporterebbe un significativo salto di qualità nella professionalizzazione della funzione.


Safeguarding monocratico o collegiale?

La relazione distingue chiaramente tra:

  • Responsabile unico, ritenuto adeguato per le realtà più piccole;

  • Organo collegiale, consigliato per federazioni e organizzazioni più complesse.


L'idea è quella di garantire competenze multidisciplinari (giuridiche, psicologiche e sociali) nelle strutture maggiormente esposte ai rischi.


Una novità molto attesa: il Responsabile interno

Tra le proposte che interessano maggiormente il mondo dilettantistico vi è la possibilità, per le ASD di piccole dimensioni, di nominare anche un Responsabile interno, purché:

  • sia competente;

  • sia autonomo;

  • non svolga attività a rischio;

  • non faccia parte degli organi di vertice;

  • sia garantita l'assenza di conflitti di interesse.


Si tratta di una soluzione che potrebbe rendere molto più sostenibile il sistema per numerose associazioni. Tuttavia, reperire soggetti interni ai sodalizi che dispongano di tutte le qualità sopra elencate di fatto potrebbe risultare molto difficile.


Il "Safeguarding condiviso"

Un'altra proposta particolarmente innovativa è quella del cosiddetto Safeguarding condiviso.


In pratica, uno stesso professionista qualificato potrebbe assistere più sodalizi appartenenti alla medesima Federazione o Ente di Promozione, secondo criteri di compatibilità e differenziazione del rischio. L'obiettivo è evidente:

  • ridurre i costi;

  • aumentare la qualità professionale;

  • garantire maggiore uniformità.

È una soluzione che potrebbe incontrare il favore di moltissime realtà sportive.


Più semplice anche l'organizzazione delle Federazioni

La Commissione propone inoltre di semplificare il sistema delle articolazioni territoriali, evitando la proliferazione di figure di safeguarding e demandando, salvo casi particolari, le funzioni principali al Responsabile nazionale dell'Organismo sportivo.


Una procedura di segnalazione pensata per i minori

Particolarmente interessante è la proposta di introdurre una procedura di segnalazione "Child Friendly". L'idea è quella di creare canali realmente accessibili ai minori, attraverso:

  • colloqui dedicati;

  • strumenti semplici;

  • modalità di comunicazione facilmente comprensibili;

  • massima riservatezza.

L'obiettivo è quello di favorire l'emersione delle situazioni di abuso senza scoraggiare i ragazzi dal chiedere aiuto.


Alcune riflessioni finali

La Relazione della Commissione CONI-CNDCEC rappresenta probabilmente il primo tentativo organico di correggere le criticità emerse nella concreta applicazione della normativa sul safeguarding. Molte delle proposte sembrano ispirate ad un principio semplice ma fondamentale: la tutela degli atleti, soprattutto dei minori, deve essere effettiva e non meramente documentale.


Personalmente ritengo particolarmente condivisibili quattro direttrici di intervento:

  • l'introduzione di modelli differenziati in base alla dimensione e al rischio dell'ente;

  • la predisposizione di modelli standard realmente utilizzabili dalle società, che in ogni caso devono essere personalizzati;

  • la definizione di requisiti professionali chiari per i Responsabili Safeguarding;

  • la possibilità di ricorrere a forme di Safeguarding condiviso, che potrebbero consentire alle piccole realtà di accedere a professionalità qualificate senza sostenere costi eccessivi.


Naturalmente si tratta, allo stato, di proposte e non di modifiche normative già approvate. Tuttavia, considerato il prestigio dei soggetti che le hanno elaborate e il crescente interesse del legislatore verso i temi della compliance sportiva, è verosimile che molte di esse possano costituire la base per futuri interventi regolamentari (a proposito di compliance sportiva: Preparare la nuova stagione sportiva: la check-list legale e organizzativa per ASD e SSD).


Per le ASD e SSD il messaggio è chiaro: il safeguarding è destinato ad evolversi sempre più verso un sistema di governance, gestione del rischio e compliance, nel quale la qualità dell'organizzazione interna assumerà un ruolo centrale, andando ben oltre il semplice adempimento formale.


L'approccio alla materia, pertanto, deve essere sempre più competente e professionale. Essendomi occupato della predisposizione delle Safeguarding Policy per tante società e ricoprendo il ruolo di Responsabile Safeguarding di decine di sodalizi, ho deciso di codificare il servizio "MY SAFEGUARDING", con cui aiuto le associazioni e società sportive nelle seguenti attività:

  • redazione e revisione dei modelli organizzativi di safeguarding;

  • strutturazione di sistemi di prevenzione realmente efficaci;

  • supporto nella scelta e nella formazione del Safeguarding Officer;

  • gestione di situazioni critiche e segnalazioni disciplinari.


Un’organizzazione sportiva solida, regolare e sostenibile non nasce per caso: si costruisce attraverso regole chiare, responsabilità definite e una corretta cultura della prevenzione.



Margini Sports Law

Consulenza giuridico-sportiva per società e operatori dello sport


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